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L'importanza dei cablaggi nell'HiFi. Fanno la differenza?

Aggiornamento: 11 mar

Come i cavi possono fare la differenza nella trasmissione del suono ad alta fedeltà, migliorando o peggiorando l'esperienza di ascolto.

Da cosa dipendono la qualità e le performance dei cavi?


Con questa prima parte della nostra guida dedicata ai cablaggi, approfondiremo alcuni particolari aspetti relativi alla progettazione dei cavi e alle conseguenze che essi producono sul suono, aiutandoti a capire con quali criteri orientare la scelta dei cavi Hi-Fi ideali per la tua catena audio.


cavi hifi hiend italiani con connettori audio professionali


L’importanza dell'integrità del segnale.

In ambito Hi-Fi, un buon cablaggio ha la funzione di assolvere al delicato compito di veicolare i segnali con la più alta integrità, e perciò, nei limiti del possibile, di assicurarsi che essi rimangano privi di alterazioni, cercando di non aggiungere e di non sottrarre informazioni.


Il termine “integrità” è da intendersi come “completezza di informazioni e assenza di alterazioni”.

Un segnale di buona integrità, analogico o digitale, presenta transizioni nitide e veloci.

All’audiofilo con un pò di esperienza risulta perciò immediatamente intuibile come una scelta poco oculata in fatto di cablaggi possa facilmente compromettere le potenzialità dell'impianto, creando un vero e proprio "collo di bottiglia". Un cavo che sottrae segnale e informazioni, altera infatti i'integrità del segnale originale, impattando negativamente sulle caratteristiche e sulla qualità del suono.


Per ottenere un cablaggio che sia in grado di preservare l’integrità del segnale, vanno allora considerati diversi fattori:

qualità dei connettori, dei conduttori, dei dielettrici impiegati e della progettazione degli schermaggi.

Vanno inoltre tenuti in seria considerazione sopratutto i valori resistivi e capacitivi.

Continuando su questa linea, è possibile osservare infatti come, a parità di conduttore usato per la realizzazione di un cavo, il risultato sonico possa variare sulla base dei restanti elementi, come per esempio il dielettrico e la geometria utilizzata.

Nello specifico, tale variazione del risultato si riscontra in fase d’ascolto relativamente alla timbrica ed all’equilibrio generale del suono.



Le influenze sul suono causate dai materiali

È ormai noto che differenti dielettrici polimerici (cioè materiale isolante) come PVC, Polietilene, Polipropilene, Politetrafluoroetilene (meglio conosciuto con il termine brevettato di “Teflon”), producono risultati diversi, conferendo una ben precisa impronta sonora. Questo accade anche utilizzando dielettrici naturali come la seta, il cotone o la lana. Una variazione di prestazioni si osserva anche con l’implementazione di differenti geometrie.


Come accennato prima, lo stesso fenomeno è riscontrabile anche per le tipologie di conduttori impiegati e la loro geometria.

È infatti interessante sperimentare come, a parità di diametro e di rivestimento utilizzati, un comune filo di rame multi-trefolo restituisca un risultato differente in sede di ascolto rispetto al comune rame solido, nonostante in sede di misurazioni strumentali i segnali appaiano integri in entrambi i casi.

Questo è riscontrabile in maniera anche più accentuata con rame da laboratorio di più elevata purezza, come il 6N (99,9999%) ed il più raro e pregiato 7N (99,99999%), con i quali si ottiene un migliore bilanciamento dello spettro audio.


Ad esempio, nella progettazione di alcuni cavi di potenza, abbiamo potuto rilevare come la combinazione di ben precisi conduttori, dielettrici e geometrie produca un effetto di “fusione” delle loro rispettive peculiarità, creando un mix di caratteristiche tale da variare il risultato finale, esaltando o attenuando micro informazioni e porzioni ben definite dello spettro audio udibile.



L’importanza delle terminazioni

Le terminazioni, o connettori, hanno un ruolo di grande rilevanza.

Il risultato che un buon cavo sia in teoria capace di offrire potrebbe essere infatti pesantemente compromesso dalla qualità costruttiva e dal materiale conduttivo impiegato nelle terminazioni.


Ma cosa qualifica un buon connettore?

Anzitutto bassi valori di resistenza.

Ogni materiale conduttivo possiede la propria resistività, che è una proprietà intrinseca dello stesso, indicata con la lettera greca ρ ed espressa con l’unità di

misura ohm per metro [Ω⋅m].

I materiali conduttori in grado di coprire tale necessità, come l’argento e il rame, sono la scelta migliore quando si seleziona un connettore in fase di progettazione di un cablaggio di interconnessione audio.


Molto frequentemente il mercato offre invece soluzioni basate su connettori realizzati con leghe come ottone e bronzo, per contenere i costi a scapito delle prestazioni, vanificando le caratteristiche intrinseche del cablaggio e, di conseguenza, della restante catena audio.


Una parentesi andrebbe aperta inoltre sul corpo (o "shell") del connettore.

Molti costruttori, attenti alle problematiche inerenti alle interferenze da radio frequenze e onde elettromagnetiche, adottano alcune strategie costruttive tali da minimizzare o scongiurare questi fenomeni. Ad esempio, non è raro incontrare connettori realizzati con corpo d’acciaio, zinco o fibra di carbonio, con risultati molto interessanti.

Per riassumere: progettare un buon cablaggio di interconnessione non è cosa banale.

Un buon progettista potrebbe essere paragonato ad uno chef stellato.

Come quest’ultimo sceglie e dosa gli ingredienti per la preparazione di un piatto gourmet, allo stesso modo un progettista determina il risultato finale attraverso l’accurata selezione di uno specifico conduttore, di un dielettrico, di una geometria, di un preciso schermo da interferenze o di un particolare connettore.


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